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Un Mese ad Erremoscia

Nel primo post vero e proprio di questo blog, vorrei parlarvi della mia unica (per fortuna, mi verrebbe da dire) esperienza lavorativa come dipendente, in Italia. Perché, notare bene, ho lavorato da subalterno all'estero senza mai alcun problema, anzi, venendo spesso additato come dipendente modello. Fatta questa precisazione, vorrei parlarvi del mio mese ad Erremoscia.

Chi è Erremoscia? lascio a voi immaginarlo. Sappiate solo che è un'azienda lider in un certo settore che non nominerò (ma che probabilmente sputtanerò nel corso del post); è la manna dal cielo che salverà l'Italia dal provincialismo, dall'arretratezza economica e dalle mafiette del settore pubblico; e che, almeno a giudicare la mia esperienza personale, è arrivata a tale posizione di rilievo tramite lo sfruttamento all'osso di giovani senza alternative concrete - con una sistematicità, vorrei aggiungere, che avrebbe qualcosa da insegnare ad aspiranti Kim Jong-Un. Ma andiamo per gradi.

Alla ricerca di una posizione, anche part time, che mi permettesse di aggiungere al mio curriculum il fantomatico 'so lavorare anche da dipendente' (perché, ricordiamolo, in Italia non sono riconosciuti i miei ultimi quattro titoli di studio, figuriamoci le esperienze di lavoro nel settore culturale), capito di fronte ad un bel cartellone che pubblicizza un open day, con oggetto la selezione di 'apprendisti direttivo'. Un po' beccato in un momento di sconforto esistenziale, un po' stanco di leggere sulle facce degli altri che non ci sto 'provando abbastanza' (perché, ricordiamolo, gestire un b&b ed uno dei servizi di dog sitting più di successo in TUTTA ITALIA non è vero lavoro. Anzi, tagliamo la testa al toro, e diciamolo pure: se non vai in un ufficio dalle 9 alle 5 in giacca e cravatta, o tuta da lavoro, non stai veramente lavorando), mi iscrivo all' open day di Bologna, facendo nel contempo un errore madornale.

Non ho guardato le recensioni online di chi c'era già stato.

Ragazzi miei, quelli che danno zero stelle ad un evento lavorativo, o ad un'azienda su indeed.com ed altri non sono rosiconi, e neanche dei troll; è gente che, un giorno, potrebbe salvarvi la vita. Dategli retta, dategli una chance.

Fatto sta che, verginello, vado a questo open day a Bologna, lobby di un bell'hotel, nulla da dire. Omaggetto di penna, agendina e brochure, nulla da dire. Orrido DVD omaggio con video promozionale firmato da Tornatore che facevo di meglio io ubriaco con un iPhone e due barboni presi all'angolo della strada, nulla da dire.
Presentazione sbrigativa e generica, che evita accuratamente i dettagli delle mansioni tranne che saranno 'operative anche per gli apprendisti manager' e che 'ci sarà da rimboccarsi le maniche', nulla da dire. Alcuni si alzano e se ne vanno, ma io ho praticamente ristrutturato da solo una villa del '700 senza esperienza pregressa, il lavoro fisico non mi spaventa.

In effetti è proprio quello il genio: mi hanno irretito, facendola sembrare fin dalla prima selezione un'offerta che non si poteva rifiutare. Troppo bello per essere vero? ovviamente. Ed ecco che, dalla seconda selezione (di quattro: ho speso circa 300 euro tra viaggi ed altro, solo per prendere parte alle selezioni), cominciano ad uscire le magagne. Mi arriva l'invito ad un'intervista di gruppo, ma non per apprendista manager! per 'ausiliario'. Ovvero, il tipo dietro al bancone che vi impacchetta il pane e 'mezzo etto tolgo o lascio?' Lavoro onesto, nulla da dire ma, visto il mio CV, proprio non mi capacito di come abbiano potuto non ritenermi idoneo per un posto di, ripeto, ALLIEVO manager (ah, giusto. Dimenticavo che in Italia, formazione vuole dire 'o sai già fare o sei fuori'. Che sbadato!).

Potevo dire di no? certo che potevo. Nel 2017, con disoccupazione giovanile al 35% e più? dove per un posto come leccafrancobolli serve minimo 5 anni di esperienza come lecchino ed una laurea in francobollogia (che avrei anche, ma l'Italia è l'unico paese al mondo che non la riconosce)? Decido di andare avanti, e saltano fuori altre magagne, tipo che le possibilità di avanzamento di carriera ci sono ma, 'più graduali rispetto alla carriera allievi direttivo', che servirà 'molta flessibilità' per gli orari di lavoro, e che l'azienda 'chiederà molto da me'.

Passo la selezione ma prima del terzo colloquio, essendo sulla lenta strada dello sgamamento, decido di andare a vedere quelle fatidiche opinioni online. Pesti e corna, ovunque lo sguardo si posi. Sembra che recensiscano una miniera di sale invece che un supermerc - oops! mi è sfuggito. C'è di tutto: mafiette dilaganti, orari francamente illegali, articoli news di casi rasentanti l'abuso... tutto ciò che mi si conferma è che, come sempre, chi è primo in qualunque settore ha sempre qualcosa da nascondere. In effetti, non desisto: ormai ci sono troppo dentro, ho sbattuto via troppi soldi in colloqui sempre più lontani (sono dovuto stare anche in b&b un paio di volte), e mi viene detto da tutte le parti di non 'buttare via questa possibilità'. Vabbè, andiamo avanti.

Passo i colloqui e mi viene proposto un contratto in un punto oggettivamente abbastanza comodo per me, part time venerdì-domenica, nel reparto frutta e verdura. Quello, in qualunque supermercato, con meno contatto col pubblico - cosa, peraltro, in cui il mio curriculum è particolarmente forte. Boh, tireranno i d20 per decidere chi va dove.

Visita medica - fuori Milano; training di fronte ad un PC per sei ore - fuori Milano; mai un'ombra di rimborso spese - fuori Milano; e vai con li palanchi. Tanto io, ancora disoccupato, i soldi li cago.

Ed eccoci, al primo giorno di lavoro. Vengo sommariamente sbolognato da un capo reparto che, sospetto, fosse figlio di una zombi e di un tamarro - scoprirò anche, più tardi, dipendente da scurrilità e scommesse calcistiche. Tale soggetto, con la simpatia ed il calore di un professore di procedura mortuaria, mi sbologna ad uno dei miei 'colleghi' diretti: un venticinquenne (peraltro gentilissimo, almeno lui), divorziato e con figlio, che lavora al gradino più basso da sette anni perché non ha trovato di meglio.

Le prime parole che mi ha detto? 'testa bassa, non rispondere, e magari resisti fino alla fine dell'anno'.

Perché lì, in prima persona, scopro l'inganno. I career day di Erremoscia sono in realtà trappole che speculano su una generazione piena di titoli (od oneri famigliari) e vuota di prospettive, attirandoli con promesse non mantenute e mezze verità, secondo la logica del ricambio rapido: il lavoro e l'ambiente sono di merda? quasi tutti mollano prima dei sei mesi? ecchissenefrega! tanto il prossimo open day ci porta carne fresca a volontà, e tanto li avevamo messi tutti sotto contratto a tempo determinato.

E tutte quelle promesse di avanzamento di carriera? balle, ovviamente. C'è un caporeparto, due assistenti, e tra i cinque ed i sei ausiliari per reparto. Questo vorrebbe dire che si è in competizione sfrenata per salire ai gradini più alti di... noooo! solo certi reparti permettono l'accesso a lavori direttivi. In quello assegnatomi, frutta e verdura, non sarei mai salito oltre il livello di caporeparto neanche con decenni di anzianità. Parlando con gli altri ausiliari, mi è stato comunque detto che, dei vari allievi carriera direttiva che erano passati per il reparto, mai nessuno era resistito abbastanza da accedere ad un posto di manager vero e proprio.

Come mai? perché questa 'opportunità di crescita' si è rivelata essere, alla fin fine, essere meno di un lavoro da filiera di fabbrica - almeno lì hanno macchine che li assistono. Secondo Erremoscia, sarei cresciuto come persona punzonando banane (con intanto il capo che, il secondo giorno di un lavoro che non avevo mai fatto, mi urlava scurrilità in faccia), scaricando camion e buttando via verdure che avrebbero sfamato una mensa dei poveri per mesi... il tutto secondo orari diversi da quelli che avevo sottoscritto sul contratto: quattro giorni invece che tre (e vaffanculo al mio b&b, di cui peraltro loro erano stati informati), scaglionati a caso nella settimana ed in genere comunicati un giorno per l' altro, sempre regolarmente ad orario spezzato (risultato, in negozio dalle 8 alle 6 ogni giorno).

Poi, la seconda settimana, arriva la perla. Sto punzonando sto cazzo di banane, mentre il caporeparto ed altri (che, secondo le direttive Erremoscia, dovrebbero MAI stare con le mani a riposo) cazzeggiano parlando di calcio.
Mi arriva un urlo da dietro. "XXXXX, che squadra tieni?"
Io, che purtroppo sono stato educato all'onestà, rispondo che non seguo molto il calcio.
"Sei gay?"

Devo anche stare a commentare?

Due settimane dopo, ho rassegnato le dimissioni - ancora in periodo di prova. Tutto fatto al bancone informazioni del punto vendita, il caporeparto neppure è uscito a parlarmi. Tanto sono carne dal macello degli open day, no?

Non ho pianto quando sono morti i miei cani. Non piango a vedere bambini crepare di fame in Africa. Non ho pianto quando i miei si sono separati. Ho pianto il giorno prima di rassegnare le dimissioni da Erremoscia. Cosa questo possa dire di me, di una certa idea di concepire la 'competitività a livello nazionale ed internazionale', di un paese che gioca qua e là a fare avanguardia mentre è ancora coi piedi ben saldi nello sfruttamento da dopoguerra, lo lascio decidere a voi.

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